|
Fonte WIKIPEDIA L'Enciclopedia Libera http://it.wikipedia.org
LA LEGGENDA
Che sia stato Marco Polo al ritorno dalla Cina nel 1295 ad aver introdotto in Occidente la pasta è solo una leggenda.
É nata negli Stati Uniti d'America sul Macaroni Journal
pubblicato da una associazione di industriali con lo scopo di rendere
la pasta familiare ai consumatori americani, e favorito dai circoli
governativi impegnati a sostenere la coltivazione del grano duro.
A sostegno della tesi c'era che, tra le meraviglie del mondo
descritte nel Milione, parlando del reame di Fansur, Marco Polo scrive
che "Qui à una grande maraviglia, che ci àn farina
d'àlbori, che sono àlbori grossi e ànno la buccia sottile, e sono tutti
pieni dentro di farina; e di quella farin[a] si fa molti mangiar di
pasta e buoni, ed io piú volte ne mangiai" a cui, nelle note alla prima versione italiana, Giovan Battista Ramusio aggiunge che "la
farina purgata et mondata, che rimane, s'adopra, et si fanno di quella
lasagne, et diverse vivande di pasta, delle quali ne ha mangiato più
volte il detto Marco Polo, et ne portò seco alcune a Venezia, qual è
come il pane d'orzo, et di quel sapore...".
Pertanto gli americani, come dice Giuseppe Prezzolini, «non hanno
esitato a prender il testo del Ramusio, han dato una spintarella... e
l'han fatto diventare la prova» dell'importazione dalla Cina degli
spaghetti.
I FATTI
Il vocabolo pasta viene dal tardo latino pasta(m), con significato di 'farina con salsa' che deriva dal verbo pássein
cioè 'impastare'. Si attesta a partire dal 1310 anche se a cercare le
origini della pasta, chiamata con altri nomi, si può tornare indietro
fin quasi all'età neolitica (circa 8000 a.C.) quando l'uomo cominciò la
coltivazione dei cereali che ben presto imparò a macinare, impastare
con acqua e cuocere o seccare al sole per poterli conservare a lungo.
La pasta è infatti un cibo universale di cui si trovano tracce storiche
in tutto il continente euroasiatico. Acquisisce una posizione
particolarmente importante in Italia e in Cina dove si sviluppano due
prestigiosi filoni di tradizione gastronomica che si completano a
vicenda ma di cui rimane difficile stabilire i rapporti proprio per la
complessità dei percorsi intermedi.
La testimonianza più antica, databile intorno ai 4000 anni fa, è
data da un piatto di spaghetti di miglio rinvenuti nel nord-ovest della
Cina presso Lajia sotto tre metri di sedimenti. L'invenzione cinese
viene tuttavia considerata indipendente da quella occidentale perché
all'epoca i cinesi non conoscevano il frumento caratteristico delle
produzioni europee e arabe.
In verità possiamo trovare tracce di paste alimentari già tra gli Etruschi, Arabi, Greci e Romani.
Chiara la testimonianza per gli Etruschi fatta a Cerveteri dalla tomba della Grotta Bella,
risalente al IV secolo a.C., dove alcuni rilievi sono a raffigurare
degli strumenti ancora oggi in uso per la produzione casalinga della
pasta come spianatoia, mattarello e rotella per tagliare.
Per il mondo greco e quello latino numerose sono le citazioni fra
gli autori classici, fra cui Aristofane e Orazio, che usano i termini
làganon (greco) e laganum (latino) per indicare un'impasto di acqua e
farina, tirato e tagliato a striscie. Queste lagane, ancora oggi in uso
nel sud d'Italia ma considerate inizialmente cibo dei poveri,
acquisiscono tanta dignità da entrare nel quarto libro del De re coquinaria[10]
del leggendario ghiottone Apicio. Egli ne descrive minuziosamente i
condimenti tralasciando le istruzioni per la loro preparazione, facendo
supporre che fosse ampiamente conosciuta.
Per gli Arabi, Ziryab, musicista, ma anche appassionato gastronomo
del IX secolo d.C., descrive impasti di acqua e farina assimilabili
alle paste. Ne Il diletto per chi desidera girare il mondo o Libro di
Ruggero pubblicato nel 1154, Al-Idrisi, geografo di Ruggero II di
Sicilia, descrive Trabia, un paese a 30 km da Palermo, come una zona
con molti mulini, dove si fabbricava una pasta a forma di fili chiamata
itrya (dall'arabo itryah che significa
"focaccia tagliata a strisce"), che veniva spedita con navi in
abbondanti quantità per tutta l'area del Mediterraneo sia musulmano sia
cristiano dando origine ad un commercio molto attivo. Questa è la prima
testimonianza scritta sulla pasta che poi entrerà nella storia.
{mosgoogle}
EVOLUZIONE
La più importante novità del Medioevo per la costituzione della
moderna categoria di pasta, fu l'introduzione di un nuovo metodo di
cottura e di nuove forme. Il sistema della bollitura, usato
nell'antichità solo per pappe o polente di diversi cereali, sostituì il
passaggio al forno dove invece le antiche lagane erano poste
direttamente con il condimento come liquido di cottura.
Apparvero le paste forate e quelle ripiene; l'invenzione della pasta
secca a lunga conservazione, attribuita generalmente agli arabi
bisognosi di provviste per i loro spostamenti nel deserto, fu invece la
novità che più influì nelle abitudini alimentari e nei commerci. Fu nel
Medioevo che sorsero le prime botteghe per la preparazione
professionale della pasta che dalla Sicilia, impregnata di cultura
araba parallelamente al Levante spagnolo, già a metà del XIII secolo si
installarono anche a Napoli e Genova, città che avranno poi grande
partecipazione nell'evoluzione e nel successo delle paste alimentari.
In un secondo tempo aprirono anche in Puglia e in Toscana e nel XIV
secolo vennero costituite le prime corporazioni di pastai. La tecnica
dell'essiccazione permise alla pasta di affrontare lunghi percorsi via
mare o all'interno del continente per i quali si specializzarono i
commercianti genovesii. Anche la Liguria divenne luogo di produzione di
paste secche mentre l'Emilia Romagna, la Lombardia e il Veneto
rimarranno legati all'uso della pasta fresca che tuttora persiste.
Oltre a croseti (pasta corta) e ancia alexandrina (pasta lunga), nel trecentesco Liber de coquina
viene spiegato molto dettagliatamente il modo di fare lasagne e si
consiglia di mangiarle con "uno punctorio ligneo", un attrezzo di legno
appuntito. In effetti, mentre nel resto d'Europa per mangiare si
useranno le mani fino al XVII-XVIII secolo, in Italia si ebbe una
precoce introduzione della forchetta più comoda per mangiare la pasta
scivolosa e bollente introdotta nel sistema alimentare.
Solo nel quattrocentesco Libro de arte coquinaria
di Maestro Martino si trovano le prime indicazioni tecniche per la
preparazione dei "vermicelli", "maccaroni siciliani" (per la prima
volta il termine indica pasta corta forata) e "maccaroni romaneschi"
(tipo tagliatelle). Le ricette dell'epoca prevedevano che la pasta
fosse servita come contorno ad altre vivande e specialmente con la
carne. Questo gusto, insieme a quello per la pasta scotta,
si trova ancor oggi fuori dall'Italia dove invece nel '600 Giovanni del
Turco comincia a consigliare una cottura più breve che lasci i
maccheroni "più intirizzati e sodi". Classico anche l'abbinamento con
formaggio grattugiato, mai scardinato, neanche dall'abbinamento col
pomodoro sperimentato e attestatosi tra fine '700 e primi '800.
Alla fine del XVI secolo comparvero i primi pastifici a conduzione
familiare nella città di Gragnano, favorita da particolari condizioni
climatiche, come una leggera aria umida che permetteva la lenta
essiccazione dei "maccaroni". Con la crisi del settore tessile, dalla
metà del XVII secolo la maggior parte dei gragnanesi venne impiegata
nell'industria pastaia per la quale furono costriuti ben 30 mulini ad
acqua, i ruderi dei quali si possono ammirare nella "valle dei mulini".
La produzione della pasta, in particolare dei "maccaroni", rese famosa
nel mondo Gragnano che nell'Ottocento conobbe la sua epoca d'oro. La
via Roma e la piazza Trivione, con i maccheroni appesi ad essiccare,
diventarono così il centro della città.
Nel Settecento i primi rudimentali macchinari per la produzione
industriale resero il costo della pasta accessibile anche ai meno
abbienti che fino ad allora ne erano rimasti privati.
La produzione dei maccaroni aumentò ancora dopo l'Unità d'Italia. I
pastifici gragnanesi si aprirono ai mercati di città come Torino,
Firenze e Milano e la produzione di pasta raggiunse quindi l'apice.
Gragnano addirittura ottenne l'apertura di una stazione ferroviaria per
l'esportazione dei maccheroni che la collegava a Napoli e quindi
all'intero Paese. Il 12 maggio 1885, all'inaugurazione erano presenti
nientemeno che il re Umberto I e sua moglie, la regina Margherita di
Savoia . Successivamente i pastifici si ammodernarono. Arrivò l'energia
elettrica e con questa i moderni macchinari che sostituirono gli
antichi torchi azionati a mano.
{mosgoogle}
TEMPI MODERNI
Il Novecento fu invece un secolo difficile per la città della pasta.
Le due Guerre Mondiali fecero entrare in crisi la produzione della
pasta gragnanese che nel Dopoguerra dovette affrontare la concorrenza
dei grandi pastifici del Nord Italia, che disponevano di capitali
maggiori. Il terremoto del 1980 aggravò la situazione e ridusse il
numero di pastifici a sole otto unità. Nonostante i tanti problemi,
Gragnano continua a essere la città della pasta oggi riconosciuta come
prodotto agroalimentare tradizionale. I nuovi pastifici puntano ad una
produzione di qualità e propongo itinerari turistici alla scoperta di
quella produzione che rese Gragnano famosa.
La pasta nella cultura e nella società
La pasta entra anche nell'immaginario collettivo diventando sinonimo
di tradizione e semplicità. Gli italiani nel mondo saranno
riconosciuti, e si riconosceranno, come "mangiamaccheroni". Gli
ambienti, i fenomeni e le atmosfere che girano intorno ad un piatto di
pasta entreranno prima nella letteratura e poi nel cinema offrendo lo
spunto per molti capolavori.
Già nel XIV secolo nel Decameron di Giovanni Boccaccio si fa leva
sull'immaginario goloso dei lettori parlando di pasta, cibo già diffuso
e comune nel Medioevo, che qui diventa simbolo di abbondanza alimentare.
NelXVI secolo i maccheroni, divenuti sinonimo del popolo ignorante
che se ne nutriva, danno il nome ad un genere letterario che è quello
della poesia maccheronica ed all'impasto linguistico con cui è scritta
cioè il latino maccheronico, per cui, uno degli esponenti di spicco
sarà Teofilo Folengo.
Nel 1835 Giacomo Leopardi, componendo i Nuovi Credenti,
non si fa scrupolo ad attaccare duramente il popolo napoletano
spiritualista beffandosi del suo amore per i maccheroni. Egli è
nell'ultima fase della sua poetica dove appare più sicuro della sua
concezione materialistica del mondo e più deciso a sostenerla contro la
fede del suo tempo nella provvidenza cristiana e nel progresso politico
e tecnico. Suscita la reazione dei napoletani, i quali però, più che le
tesi filosofiche, pensano a difendere proprio l'amore per la pasta.
Senza badare al Dialogo di Tristano e di un amico
già pubblicato nel 1832, dove Leopardi scagiona il suo pessimismo
imputato unicamente alla sua malattia, Gennaro Quaranta nella poesia Maccheronata, risponde così:
| |
« E tu fosti infelice e malaticcio, o sublime Cantor di Recanati,
che bestemmiando la Natura e i Fati, frugavi dentro te con raccapriccio.
Oh mai non rise quel tuo labbro arsiccio, né gli occhi tuoi lucenti ed incavati,
perché... non adoravi i maltagliati, le frittatine all'uovo ed il pasticcio!
Ma se tu avessi amato i Maccheroni più de' libri, che fanno l'umor negro,
non avresti patito aspri malanni...E vivendo tra i pingui bontemponi
giunto saresti, rubicondo e allegro, forse fino ai novanta od ai cent'anni... »
|
| |
|
Anche Gioachino Rossini che si autodefiniva "Pianista di terza
classe ma primo gastronomo dell'universo" amava la pasta che si faceva
spedire direttamente da Napoli tanto che nel 1859 in una lettera ad un
amico si lamenta del ritardo di un carico firmandosi "Gioacchino
Rossini Senza Maccheroni".
Nel 1930 Filippo Tommaso Marinetti, nel Manifesto della Cucina Futurista,
auspica una vera e propria crociata contro gli spaghetti, accusando la
pasta di uccidere l'animo nobile dei napoletani. Ne propone addirittura
l'abolizione che, a parere suo e di Benito Mussolini ispiratore della
polemica, avrebbe liberato l'Italia dal costoso grano straniero e
favorito l'industria italiana del riso.
La questione si risolve però rapidamente con un Marinetti immortalato nel ristorante Biffi
di Milano nell'atto di mangiare un bel piatto di spaghetti. Immancabile
segue una derisione popolare che usa soprattutto questa frase:
"Marinetti dice Basta, messa al bando sia la pasta. Poi si scopre
Marinetti che divora gli spaghetti."
Numerosi i film che riguardano il mondo pasta, o semplicemente ci
giocano. Sono Roma città aperta di Roberto Rossellini, Rocco e i suoi
fratelli di Luchino Visconti, la commedia Miseria e nobiltà di Eduardo
Scarpetta portata al cinema da Totò, I soliti ignoti con Totò e
Vittorio Gassman, Un americano a Roma con Alberto Sordi e Adua e le sue
compagne con Marcello Mastroianni, poi C'eravamo tanto amati,
Maccheroni, La cena, Gente di Roma tutti di Ettore Scola e anche Roma e
La voce della luna di Federico Fellini
Nel 1957 la BBC trasmette in televisione un documentario molto serio sulla Raccolta primaverile degli spaghetti
dove si diceva che, nel clima favorevole di alcune zone d'Italia,
crescessero sugli alberi. Il programma, pure se non come quello su La
guerra dei mondi di Orson Welles, è molto convincente e alcuni
telespettatori si mettono alla ricerca delle fantastiche piantine
producendo conseguenze esilaranti.
Gli spaghetti hanno ispirato l'immagine del Flying Spaghetti
Monster, dio di una religione parodistica creata per protestare nel
2005 contro la decisione del consiglio per l'istruzione del Kansas, di
insegnare il creazionismo affiancato all'evoluzionismo nei corsi di
scienze. Il Mostro di Spaghetti Volante è rappresentato come una massa
di spaghetti con due tentacoli dotati di occhi, due polpette e delle
"appendici pastose". I seguaci si fanno chiamare "Pastafariani"
giocando sul termine Rastafariani e rivendicano di essere stati toccati
da una "Sua Spaghettosa Appendice".
{mosgoogle}
PASTA ALL'ITALIANA
La pasta alimentare conforme alla legge e alle tradizioni locali è un alimento tipico italiano.
In Italia la pasta secca, che costituisce
i tre quarti dei consumi totali, è ottenuta dalla trafilazione,
laminazione e conseguente essiccamento di impasti preparati
esclusivamente con semola o semolato di grano duro ed acqua. La legge
ne stabilisce chiaramente le caratteristiche e le eventuali
denominazioni con il Decreto del Presidente della Repubblica n.187 del
9 febbraio 2001.
L'altro quarto dei consumi è rappresentato dalla pasta fresca,
per cui, oltre ad un più elevato livello di umidità e di acidità, è
previsto anche l'impiego del grano tenero e la sfogliatura dell'impasto
in alternativa alla trafilazione.
Il 27 settembre 2006, alla camera dei deputati è stata presentata una proposta di legge per l'istituzione di un Festival nazionale itinerante della pasta italiana.
Con 28 kg annui pro capite, l'Italia da sempre si trova al primo
posto nella graduatoria mondiale per il consumo di pasta, a grande
distanza dal Venezuela che è secondo consumandone solo la metà. Il 37%
dei consumi italiani avviene al nord (24 kg pro capite), il 23% al
centro (28 kg pro capite) e il 40% (34 kg pro capite!) al sud.
L'Italia, con 3.191.505 tonnallate per l'anno 2005[21], detiene
anche il primato della produzione mondiale, seguita dagli Stati Uniti
con 2.000.000 di tonnellate e dal Brasile con 1.000.000. Le
esportazioni assorbono circa il 50% della produzione italiana e sono in
continua crescita sia per l'aumento della richiesta nei mercati
tradizionali (Germania, Francia, Regno Unito, USA etc.), sia per
l'allargamento dei mercati verso l'est europeo ed orientale (Russia,
Polonia, Cina, India etc.).
Pasta secca
Le paste alimentari prodotte
industrialmente e destinate al commercio, secondo la legge italiana,
possono essere solo di acqua e sfarinati di grano duro nei tipi e con
le caratteristiche riportate nella tabella sottostante, dove il grado
di acidità è espresso dal numero di centimetri cubici di "soluzione
alcalina normale" occorrente per neutralizzare 100 grammi di sostanza
secca.
|
Tipo e denominazione
|
Umidità massima %
|
Ceneri min. (%)
|
Ceneri max. (%)
|
Proteine min. (%) (azoto x 5,70)
|
Acidità massima in gradi
|
|
Pasta di semola di grano duro
|
12,50
|
-
|
0,90
|
10,50
|
4
|
|
Pasta di semolato di grano duro
|
12,50
|
0,90
|
1,35
|
11,50
|
5
|
|
Pasta di semola integrale di grano duro
|
12,50
|
1,40
|
1,80
|
11,50
|
6
|
Tutte le paste contenenti ingredienti diversi sono considerate paste speciali
e devono essere messe in commercio con la dicitura "pasta di semola di
grano duro" completata dalla menzione dell'ingrediente utilizzato e,
nel caso di più ingredienti, di quello o di quelli caratterizzanti.
Qualora nella preparazione dell'impasto siano utilizzate uova, la
pasta speciale deve rispondere ad ulteriori requisiti. La pasta
all'uovo deve essere prodotta esclusivamente con semola e uova intere
di gallina, prive di guscio, per un peso complessivo non inferiore a
duecento grammi di uovo (corrispondente a 4 uova) per ogni chilogrammo
di semola.
Le uova possono essere sostituite da una corrispondente quantità di
ovoprodotto liquido fabbricato esclusivamente con uova intere di
gallina, rispondente ai requisiti prescritti dal decreto legislativo 4
febbraio 1993, n.65.
Questa pasta deve essere posta in vendita con la sola denominazione
pasta all'uovo e deve avere le seguenti caratteristiche: umidità
massima 12,50 %, contenuto in ceneri non superiore a 1,10 su cento
parti di sostanza secca, proteine (azoto x 5,70) in quantità non
inferiore a 12,50 su cento parti di sostanza secca, acidità massima
pari a 5 gradi, estratto etereo e contenuto degli steroli non
inferiori, rispettivamente, a 2,80 grammi e 0,145 grammi, riferiti a
cento parti di sostanza secca. Il limite massimo delle ceneri per la
pasta all'uovo con più di 4 uova è elevato mediamente, su cento parti
di sostanza secca, di 0,05 per ogni uovo o quantità corrispondente di
ovoprodotto in più rispetto al minimo prescritto.
Nella produzione delle paste, delle paste speciali e della pasta
all'uovo è ammesso il reimpiego, nell'ambito dello stesso stabilimento
di produzione, di prodotto o parti di esso provenienti dal processo
produttivo o di confezionamento; è inoltre tollerata la presenza di
farine di grano tenero in misura non superiore al 3 per cento.
La pasta prodotta in altri Paesi (soggetti ad altri regolamenti), in
tutto o in parte con sfarinati di grano tenero e posta in vendita in
Italia, deve riportare una delle denominazioni di vendita seguenti:
pasta di farina di grano tenero, se ottenuta totalmente da sfarinati di grano tenero
pasta di semola di grano duro e di farina di grano tenero, se ottenuta
dalla miscelazione dei due prodotti con prevalenza della semola
pasta di farina di grano tenero e di semola di grano duro, se ottenuta
dalla miscelazione dei due prodotti con prevalenza della farina di
grano tenero.
PASTA FRESCA
La legge italiana consente la preparazione di paste fresche secondo
le prescrizioni stabilite per le secche, eccetto che per l'umidità e
l'acidità, che non deve superare il limite di 7 gradi.
Le paste alimentari fresche, poste in vendita allo stato sfuso,
devono essere conservate, dalla produzione alla vendita, a temperatura
non superiore a +4°C, con tolleranza di 3°C durante il trasporto e di
2°C negli altri casi; durante il trasporto dal luogo di produzione al
punto di vendita devono essere contenute in imballaggi, non destinati
al consumatore finale, che assicurino un'adeguata protezione dagli
agenti esterni e che rechino la dicitura "paste fresche da vendersi
sfuse".
Il consumo del prodotto deve avvenire entro e non oltre cinque giorni dalla data di produzione.
Le paste alimentari fresche, poste in vendita in imballaggi preconfezionati, devono possedere i seguenti requisiti:
1. avere un tenore di umidità non inferiore al 24 per cento;
2. avere un'attività dell'acqua libera (Aw) non inferiore a 0,92 né superiore a 0,97;
3. essere state sottoposte al trattamento termico equivalente almeno alla pastorizzazione;
4. essere conservate, dalla produzione alla vendita, a temperatura non superiore a +4°C, con una tolleranza di 2°C.
Per facilitare i trasporti ed allungare la conservazione è consentita la preparazione di paste fresche stabilizzate,
ossia paste alimentari che abbiano un tenore di umidità non inferiore
al 20 per cento, un'attività dell'acqua libera (Aw) non superiore a
0,92 e che siano state sottoposte a trattamenti termici e a tecnologie
di produzione che consentano il trasporto e la conservazione a
temperatura ambiente.
Negli ultimi anni, inoltre, le industrie alimentari hanno proposto
la pasta in vari formati cotti, conditi secondo ricette tradizionali e
poi surgelati che, come tali, sottostanno anche alle norme sulla
surgelazione. È proposta, sempre precotta ma non surgelata, anche in
confezioni sigillate utilizzabili a breve scadenza.
|